Biscotti/ Senza lattosio

Ricordi di Sardegna: Pistokkeddos della nonna

Sardegna:

C’è il mare di mezzo. La gente non ci finisce per caso, ma ci va per scelta.
Il colore dell’acqua. Non ci sono Caraibi che tengano.
L’elicriso profuma di Sardegna, o la Sardegna profuma di elicriso. Ancora non ho capito, ma non è importante.
Gli occhi delle donne. Guardateli, e capirete perché in Sardegna comandano loro.
I malloreddos hanno un nome simpatico.
Le pecore hanno un’aria filosofica.
Le seadas col miele sono una droga consentita.
Il ginepro è la versione botanica (e contorta) dei nuraghi: roba solida, che dura.
L’accento si può imitare. Basta allenarsi con amici sardi spiritosi.
L’uso del gerundio è affascinante (“Scherzando stai?”).
Quando il traghetto, al termine della notte, si avvicinava alla Sardegna, alzavamo il naso per sentire il profumo.
Chi dice che i sardi sono piccoli? Sono concisi.
Alghero sa di Spagna, Cagliari di sud, Palau di vento, Oristano di sole e Masua di zucchero blu.
I porcellini sono belli e buoni.
Il sughero è più simpatico della plastica.
Le piante piegate dal maestrale. Sembrano appena uscite dal parrucchiere.
C’è sempre una spiaggia vuota, anche in agosto.
L’estate non è un brodino tiepido californiano. L’estate sarda comincia (giugno), continua (luglio), si interroga (agosto), si stanca e se ne va (settembre). Come dire: buone vacanze, ci vediamo là.

45 motivi per amare la Sardegna di  Beppe Severgnini
N.B: Non sono tutti e 45, ho scelto solo i motivi che più mi piacciono e sento miei!

I Pistokkeddos sono dei biscotti sardi, molto simili ai savoiardi: sono fragranti, con quella fantastica crosticina di zucchero e sanno incredibilmente di casa. Mi ricordano i nonni, il paesino del mio papà, abbarbicato sulle montagne nel centro dell’Ogliastra, il maestrale che soffia sempre, le pecore che passavano sotto la finestra della mia cameretta alla mattina presto svegliandomi, l’odore del ginepro, dell’elicriso, del timo, su culurgiones (di cui prima o poi vi parlerò), le spiagge deserte anche in pieno agosto, le Rocce Rosse di Arbatax, il camino acceso in salotto per tutto l’inverno. Ebbene sì, per metà sono sarda – per l’altra metà sono piemontese – ma in tutto questo miscuglio di regioni in realtà sono nata e cresciuta in Emilia! Ma al cibo sardo proprio non riesco a rinunciare…

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Ingredienti per circa 35 Pistokkeddos:

6 albumi (180 gr)
7 tuorli (120 gr)
150 195 gr zucchero semolato
150 gr farina
1 presa di sale
50 gr di zucchero a velo + 50 gr di zucchero semolato

Procedimento: Ho separato i tuorli dagli albumi – mi raccomando le uova devono essere a temperatura ambiente. Per prima cosa ho montato gli albumi a neve fermissima con il pizzico di sale, ho poi aggiunto metà dello zucchero fino a ottenere una neve molto soda e poi ho messo la ciotola per un attimo da parte.
Nell’altra ciotola ho montato i 7 tuorli con l’altra parte dello zucchero fino a che non ho ottenuto un composto molto gonfio e spumoso. Ho versato i tuorli montati nella neve di albumi mescolando delicatissimamente con una spatola, avendo cura di amalgamare benissimo il tutto. Infine ho aggiunto poco alla volta la farina setacciata, sempre mescolando delicatamente con una spatola. [Se gli albumi non fossero montati alla perfezione purtroppo il composto rimarrà alquanto liquido e non terrà la forma una volta messo sulla teglia.] Ho messo il composto in una sac a pochè con una bocchetta liscia larga e l’ho steso su una teglia ricoperta di carta da forno in strisce lunghe circa 10 cm e larghe circa 3 cm. Ho unito i due tipi di zucchero e li ho spolverizzati sui pistokkeddos, in modo che in cottura si sarebbe formata la loro caratteristica crosticina glassata. Ho cotto in forno ventilato già caldo a 170° per circa 15 minuti – i biscotti devono diventare belli dorati. Li ho sfornati e lasciati raffreddare su una griglia. Quando saranno perfettamente raffreddati toglierò molto delicatamente dalla carta da forno (attenzione perchè sono ancora un pochino morbidi dentro) e li conserverò in un contenitore di vetro coperto con un panno di cotone, per evitare che all’interno si crei umidità e i pistokkeddos si ammoscino.

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Li potete usare come i savoiardi, per un buon tiramisù, o come biscotti da inzuppare. Io personalmente li userò per la Re Cake di questo mese. Con questa ricetta partecipo al contest “Il viaggio in un piatto” di La cascata dei sapori

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2 Comments

  • Reply
    Ileana
    4 Febbraio 2015 at 10:16

    Eccomi con mesi di ritardo e oggi che ho intenzione di prepararli. Avevi ragione sono molto simili 😀
    Il post che hai scritto è molto bello Chiara <3
    Un bacione

    • Reply
      lacilieginasullatortaci
      4 Febbraio 2015 at 11:04

      Ciao Ile!!! E’ la nostra bella terra che mi ha ispirata.
      Spero tanto ti piacciano,
      un bacione
      Chiara

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